Nonostante oggi si sia raggiunto un benessere che in passato era riservato a pochi, vi è un dato costante che continua ad accompagnare l’uomo nel
corso della sua storia, un anelito che alberga al centro di se stesso e che il solo benessere materiale non basta a soddisfare.
Ognuno di noi infatti, ha inscritto nel profondo del proprio essere, nella profondità del proprio cuore, un anelito costante ad una pienezza che normalmente chiamiamo felicità, gioia, pace, benessere, ecc. Qualcuno la
chiama Dio, ma in realtà non sappiamo di preciso cos’è, in realtà, ciò che cerchiamo è stare bene.
Quante volte sentiamo dire “lo faccio perché mi fa stare bene”? Chi del resto, tra noi fa qualcosa apposta per stare male?

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Dall’editoriale: “Eccoci arrivati a riflettere sulla P, penultima lettera della
complessa e articolata parola che in molti modi ci definisce
o addirittura ci contiene: la lettera P contenuta
in S-a-n-k-a-l-P-a!
Devo dire che questa parola non cessa mai di stupirmi,
per le sollecitazioni che sa suscitare in tante persone che la
prendono “veramente come Progetto di vita”, la raccolgono
e iniziano il proprio cammino di conversione, di rinnovamento
e di cambiamento…”

Dall’editoriale:
“Vi auguro di essere eretici.
Perché eresia dal greco – αἵρɛσις, haìresis – significa “scelta”.
Eretica è la persona che sceglie, che esprime un giudizio autonomo.
È colui che più che la verità, ama la ricerca della verità e che comprende
la verità sempre come ricerca e mai come possesso.
Per l’eretico la ricerca, la libertà, la verità,
la responsabilità, sono inseparabili.
E allora siate eretici! Cioè con la capacità di scegliere.
Di scegliere oggi, questo tempo, questi percorsi,
nei volti dei poveri di oggi.
È un richiamo anche a cosa dice la nostra Costituzione, abbiamo un
bisogno profondo di questo tipo di eresia. Dell’eresia dei fatti più che
delle parole. È l’eresia che sta nell’etica prima che nei discorsi, è l’eresia
della coerenza, del coraggio, della gratuità, della responsabilità,
dell’impegno.
Oggi è eretico chi (…) “

Dall’editoriale: “Ecco l’opportunità per riflettere su questa PAROLA chiave della nostra Fraternità Francescana “poliedrica”.
“La parola accoglienza deriva dal verbo latino ACCOLLIGERE, composto dalle particelle A – CO e dal verbo LÉ-
GERE (raccogliere, mettere insieme, radunare). La particella A implica la vicinanza, o meglio, il movimento verso l’altro, per condividere qualcosa (la casa, il tempo, lo spazio, le possibilità economiche, il lavoro, le competenze, ecc…); e, facendo questo” (…)

Dall’editoriale: “Proseguendo il nostro cammino alla ricerca di “belle notizie”, desideriamo ora soffermarci sulle “belle notizie” nelle nostre vite.

Queste, inevitabilmente, sono attraversate da momenti belli e momenti brutti,o forse diventano tali per come li guardiamo, per come li viviamo. In mezzo alle altalenanti vicende della vita sappiamo riconoscere e apprezzare le “belle notizie” oppure vediamo sempre e solo il bicchiere mezzo vuoto? Ed eventualmente, riusciamo a vedere le “brutte notizie” come occasioni propizie per trasformare noi stessi, come nuove opportunità per creare nuove e belle notizie per noi e per gli altri?” (…)

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Dall’editoriale:

“Viviamo in tempi oggettivamente controversi e difficili per i più vari motivi e i mass media tendono a rincarare la dose puntando sul sensazionalismo e sul disfattismo e, quindi, su notizie negative, notizie di malaffare e di morte, spesso volte solo ad aumentare la tiratura dei loro messaggi. Noi crediamo, invece, che il momento sia difficile ma superabile, disumano ma umanizzabile. (…)”

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