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“IN CAMMINO VERSO L’EREMO”
Quando ho iniziato questo cammino non sapevo e non
avrei mai immaginato a cosa andavo incontro o quali fossero le mie
aspettative; l’unica cosa che sapevo era che volevo smettere di fare la
vita di prima, una vita da schiavo. Nel percorso che sto facendo mi
ritrovo a fare i conti con me stesso, confrontandomi con le mie paure,
ansie e debolezza. Ogni giorno vivo fastidi, difficoltà,
arrabbiature, confusione… cosa che non facevo nella vita di prima
fingendo che niente mi toccasse, o meglio quando ero in crisi andavo a
farmi, un modo, una “medicina” per non sentire niente, praticamente un
continuo scappare dalla vita. Ho detto basta (!) nel momento in cui
ho chiesto aiuto, e sono convinto di avere cercato aiuto nel posto
giusto, con le persone giuste. Qui ho trovato pace e silenzio, un
luogo sincero, umano, puro non corrotto dal mondo esterno, per cui lo
sento mio, lo vivo, lo rispetto; questo posto per me è divenuto giorno
dopo giorno una “palestra” di vita in cui mi alleno ad affrontare i
colpi che la vita stessa mi riserverà sul “ring” del mondo esterno.
Qui ho ricominciato a fare esperienze che prima facevo senza riuscire a
dargli alcun significato; adesso ho la sensazione che tutto sia diverso,
sto imparando ad ascoltarmi, a guardare dentro me, in un continuo stare
in contatto con me stesso, ma non è facile perché ogni volta che non mi
piaccio o non mi va bene una cosa tendo a scappare, sebbene la voglia di
cercare e ritrovare il mio eremo interiore, un senso di serenità, il
posto dentro me in cui nasce la forza di superare le difficoltà, sia
tanta. So che forse non lo troverò prima della fine di questo cammino,
ma l’importante è iniziare a camminare e trovare la giusta via.
Infatti ora che sono quasi a metà percorso vedo la strada ancora lunga e
anche se non sono già allenato abbastanza per affrontare i miei
“demoni”, cerco di essere ottimista affidandomi e cercando ogni giorno
il contatto con il mio eremo..
Gianni
UN CASTEO CHE NON STA IN PIE…
Che delusione arrivare a 34 anni e scoprire che le certezze che ti sei
creato, i legami con certe persone, gli obiettivi personali che ti eri
prefissato, sono falsi e persino sbagliati.
Nel mio travagliato percorso ho fatto tanti errori che ho riconosciuto,
ma mi ero creato comunque un’immagine di persona fuori dagli schemi che
sapeva far divertire chi mi stava attorno, conquistare le ragazze,
organizzare feste e soprattutto che non aveva titubanze o dubbi sul da
farsi.
Questo era il prototipo di quello che, con fatica, cercavo di
assomigliare il più possibile; “l’uomo che non deve chiedere mai”, tanto
per citare una pubblicità di quella TV che ci bombarda con falsi miti di
persone belle e forti.
Purtroppo il grosso problema era che dovevo fare puntualmente i conti
con quello che sono e che è quasi il contrario di quello a cui volevo
assomigliare. Insicuro, timido incapace di stare da solo e con un gran
bisogno di affetto.
Per ovviare a questi che ritenevo difetti sono ricorso sempre a mille
stratagemmi la cui dannosità per me è proporzionale all’età che
cresceva; quando ero adolescente mi estraniavo dal gruppo facendo
credere di essere un po’ strano, poi siamo passati alle fase delle
azioni incoscienti per impressionare in modo da ottenere considerazione
e rispetto dagli altri, e per ultimo sono passato alle droghe; prima
leggere e poi pesanti.
Anche in questo ambiente non mi sono accontentato di condividere il
fatto di drogarmi come gli altri, ma ho cominciato a spacciare per
essere più di un semplice consumatore.
Ricordo quanto orgoglio mi dava avere il cellulare che ogni cinque
minuti suonava perché qualcuno aveva bisogno di me e quanto “rispetto”
mi portava chiunque perché quando arrivavo io era festa assicurata.
Quante false amicizie, quanti fasulli rapporti con ragazze che venivano
con me perché affascinate dal mito del pusher.
Ora che mi guardo indietro mi viene una gran tristezza nel rendermi
conto che di tutta quella gente che conoscevo non è rimasto più nessuno
e soprattutto che non hanno lasciato nessuna traccia nel mio cuore; la
tristezza si tramuta in rabbia nel ricordare quante amicizie vere e
quanti rapporti con brave ragazze ho mandato a monte perché mi mettevano
di fronte alle scelte sbagliate che facevo.
Ora che grazie alla comunità ho avuto modo di andare a fondo su tanti
aspetti del mio carattere senza utilizzare sostanze o trucchi per
nascondere le mie paure mi sento sicuramente un po’ confuso e
spiazzato. Ci ho messo anni a costruirmi pochi punti fermi che ora si
sono rivelati falsi e poco costruttivi e mi trovo letteralmente nella
terra di nessuno.
L’unica certezza, in questo momento è che i rapporti con le persone che
ho instaurato qui in qualche mese sono più profondi e sinceri di
qualunque altro prima coltivato in tanti anni e che avendo mostrato le
mie paure e insicurezza ho avvicinato le persone che hanno colto in
questo un punto in comune o semplicemente un varco per poter entrare in
quella finta corazza che alle volte ancora ostento.
Quello che mi aspetterà in futuro non mi è certo chiaro, ma farò
sicuramente tesoro di quello che ho ricevuto in termini di affetto e
stima qui a Sankalpa e anche se non raggiungerò grossi livelli in campo
professionale o di immagine nella società, mostrerò sempre la mia vera
faccia, perché non voglio più rinunciare ad avere vicino persone che mi
vogliono bene solo per quello che sono.
Massimo
Con lo Spirito spinto verso l’alto tra
paesaggi e cieli che spesso mi hanno innalzato fin dove non potevo
andare, e il corpo spesso schiacciato a terra da fatiche e affanni che
mi riportavano alla mia condizione di essere fragile. Tra queste due
condizioni il pellegrinaggio.
In cammino verso Santiago con tutti i fardelli ma anche tanti sogni, da
portare in un viaggio che resterà sempre nel mio cuore.
Suoni, colori, momenti di solitudine ma anche di grande compagnia tra di
noi.
Se potessi esprimere attraverso le parole ciò che ho provato, potreste
volare anche voi con me in quei luoghi, precipitando forse quando si
pensa di essere arrivati
Nicola
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