A Ca’ delle Ore crediamo che un percorso di cambiamento possa passare anche da esperienze apparentemente semplici: fare qualcosa di concreto, mettersi alla prova, incontrare persone nuove e scoprire, magari, di avere capacità che non si pensava di avere.
È questo il senso dell’Officina dei Volti, il nostro spazio dedicato ai laboratori creativi. Non si tratta di semplici attività, ma di esperienze terapeutiche attraverso cui sperimentarsi in modo diverso, confrontarsi con gli altri e costruire nuove rappresentazioni di sé.
È proprio all’interno di questo percorso che è nato il Progetto Liuteria 2.0, arrivato quest’anno alla sua seconda edizione: un laboratorio creativo in cui i ragazzi della comunità hanno potuto costruire e personalizzare la propria chitarra o il proprio basso elettrico, scoprendo nuove capacità e dando forma a un’esperienza fatta di arte, manualità e relazioni.
Un laboratorio di liuteria in comunità: costruire la propria chitarra
Per questa seconda edizione abbiamo allestito all’interno della comunità un vero e proprio laboratorio attrezzato per la liuteria. Qui i nostri ragazzi hanno potuto costruire ognuno la propria chitarra o il proprio basso elettrico, accompagnati da un operatore e dai maestri liutai Andrea Ballarin di Manne Guitars (Schio) e Fabio Dalla Costa (Breganze).
Il percorso è partito da un kit di montaggio grezzo, da levigare, verniciare e ritoccare. Si è poi passati alla definizione e alla lavorazione del design della paletta, fino all’assemblaggio delle diverse componenti.
Ogni fase ha richiesto attenzione, precisione e pazienza. Tra errori e frustrazioni, i ragazzi hanno avuto l’occasione di imparare a correggere il tiro, affrontare le difficoltà e portare avanti il proprio lavoro, un passaggio alla volta.
In questo senso, la costruzione di una chitarra è diventata una metafora concreta del percorso terapeutico: un processo in cui si parte da una base, si affrontano gli imprevisti e si impara a riconoscere e valorizzare le proprie potenzialità.
L’arte della liuteria è anche questo: un lavoro di precisione in cui si impara a togliere il superfluo dal legno per far emergere il potenziale nascosto.
Liuteria e tatuaggio: tre mondi che si incontrano
Quest’anno abbiamo voluto aprire le porte del progetto anche a un altro mondo: quello del tatuaggio.
Abbiamo invitato alcuni tatuatori a entrare nella comunità, conoscere i ragazzi e mettere la propria arte a disposizione del progetto. Cristian Todesco dello studio Sacrum Cor (Zanè), Lupo Horiokami di Vicenza, Claudia Reato di Vicenza e Rebecca Zombie di Castello di Godego si sono messi a disposizione come volontari, sostenendo i ragazzi nella decorazione delle proprie chitarre.
Si sono incontrati così tre mondi: la comunità, la liuteria e il tatuaggio. Mondi che, per ragioni diverse, portano con sé storie e immagini differenti, talvolta anche pregiudizi, e che normalmente hanno poche occasioni di incontro. Questa volta, invece, hanno avuto la possibilità di conoscersi e lavorare insieme.
L’incontro è andato in entrambe le direzioni. I ragazzi hanno conosciuto i tatuatori, le loro storie e il loro lavoro. I tatuatori hanno incontrato i ragazzi al di là delle etichette, entrando in relazione con loro e con il percorso che stavano facendo.
Da questo incontro sono nate le decorazioni delle chitarre, ma soprattutto sono nate relazioni.
Dalla costruzione al suono: il settaggio delle chitarre
Al lavoro sul legno è seguito un ultimo passaggio fondamentale: trasformare le chitarre assemblate in veri e propri strumenti funzionanti e pronti a suonare.
Con l’aiuto prezioso di Andrea Ballarin di Manne Guitars si è proceduto al settaggio degli strumenti: impostare l’altezza delle corde, regolare le meccaniche e il manico e curare tutti quei dettagli che fanno la differenza tra un oggetto da esposizione e uno strumento musicale utilizzabile.
Un lavoro di precisione che ha completato il percorso di costruzione e ha permesso ai ragazzi di vedere e toccare con mano il risultato del proprio impegno.
In fondo all’articolo trovate le fotografie degli strumenti, per poter vedere da vicino il risultato di questo percorso fatto di legno, arte e relazioni.
Chitarre fatte di persone: il valore terapeutico del progetto
Dietro la materia, la vera trasformazione è avvenuta nello spazio di ascolto che si è creato tra i ragazzi, i tatuatori, i liutai e gli operatori.
Chi ha levigato il legno ha consegnato la propria fatica a chi ha disegnato; chi ha decorato ha accolto quella vulnerabilità traducendola in sfumature; chi ha assemblato ha dato voce e armonia al lavoro di tutti. Come l’inchiostro entra nel legno per non andare più via, le relazioni nate attorno a questi strumenti hanno lasciato un segno indelebile: chitarre che sono, letteralmente, fatte di persone.
C’è poi un altro aspetto importante. Quando si riesce a fare qualcosa che non si pensava di saper fare, cambia anche il modo in cui ci si può raccontare.
Dopo aver costruito una chitarra con le proprie mani, aver scelto come personalizzarla e avere tra le mani uno strumento vero, diventa un po’ più difficile continuare a pensare che «non so fare niente».
È anche attraverso esperienze concrete come questa che si possono scoprire nuove capacità, sperimentare un’immagine diversa di sé e trovare nuove possibilità di espressione.
Le chitarre escono dalla comunità
C’è poi un altro passaggio che per noi ha un significato particolare.
Accanto agli strumenti realizzati dai ragazzi, sono state costruite anche alcune chitarre e alcuni bassi elettrici pensati per diventare vere e proprie tele su cui i tatuatori potessero esprimere la propria arte.
Sono nate così opere uniche, frutto dell’incontro tra la manualità dei ragazzi e l’arte dei tatuatori, che presto potranno essere ammirate anche fuori dalla comunità.
Queste chitarre diventeranno infatti protagoniste di una iniziativa speciale, che vi sveleremo prossimamente. Un’occasione per sostenere il progetto e portare con sé un pezzo della storia di Ca’ delle Ore.
Perché queste chitarre non sono soltanto strumenti: sono il risultato di un lavoro condiviso, fatto di persone, incontri e possibilità.
E la loro storia non finisce qui.
Restate connessi: presto vi racconteremo come queste chitarre continueranno il loro viaggio!


